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MILANO- La Guardia di finanza di Milano ha eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l'area sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d'inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.
Il sequestro è avvenuto nell'ambito dell'inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell'area di Montecity Santa Giulia, per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l'imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi). Nella presente inchiesta tra gli indagati ci sono appunto Giuseppe Grossi e l'immobiliarista Luigi Zunino. Insieme a loro, figurano nel registro degli indagati altri imprenditori attivi nel settore del «movimento terra» ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell'indagine condotta dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, ex amministratore gruppo Santa Giulia, Davide Albertini Petrone, direttore generale di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile e ex ad Lucchini Artoni, Bruno Marini e Alessandro Viol della Edilbianchi, la società specializzata nelle attività di movimento terra, e Claudio Tedesi, titolare di una società specializzata nelle bonifiche e direttore dell'Asm di Pavia. Il presunto inquinamento riguarda due falde acquifere, una a 7 e una a 30 metri di profondità, dove sono state trovate sostanze pericolose come cloruro di vinile. Secondo le indagini l'area del parco Trapezio, nei pressi del quale sorge una scuola, è costituita da terreni di cui non si conosce la provenienza e di rifiuti allo stato non identificati. L'Arpa, che ha fatto un lavoro definito «immenso» e dettagliato, ha scoperto nell'area una «falda sospesa» (a soli 6/7 metri di profondità e ritenuta quindi superficiale) che nel corso della bonifica era stata monitorata solo una volta e poi «dimenticata». Tale falda, dalle analisi effettuate, è risultata inquinata in modo grave. In base agli accertamenti anche la falda di secondo livello, che si trova a una profondità di 30 metri e alla quale attinge l'acquedotto, è risultata inquinata, anche se non a livello così alto come quella sospesa. Tra le sostanze nocive rinvenute nelle acque ci sono solventi, cloruro di vinile, tricloro metano e tricloro etilene. Rilevati anche il cromo esavalente e il cadmio, sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati.Dagli accertamenti è emerso inoltre che sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state «riportate», senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti. L'area Santa Giulia ha un'estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell'acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall'immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al «progetto Montecity» firmato anche dall'architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d'inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all'esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti. Il giudice nel provvedimento ha voluto evidenziare che nell'area ex Redaelli, nelle zone di via Monte Penice «ove si stanno realizzando gli scavi per la costruzione di palazzine dell'Aler, è emersa una situazione di contaminazione dei terreni» con il superamento della soglia prevista dalla legge «laddove invece i terreni dovrebbero essere stati ampiamente bonificati».
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